Un po' di storia

Villa Del Grado, conosciuta anche come Villa Cocuzza, fu progettata dall’ingegnere Agatino Atanasio tra il 1903 e il 1908. L’edificio è costituito da un corpo centrale e da quattro torrette angolari ed è circondato da un giardino di vegetazione mediterranea. L’ingresso, accessibile da una prestigiosa scalinata esterna, è situato sotto una loggia archivatrata sorretta da una coppia di colonne binate. Pregevole la manifattura della ringhiera perimetrale e dei cancelli in ferro battuto con motivi a “colpi di frusta” realizzata da maestranze parigine.

Il giardino della villa – con i suoi affioramenti lavici – testimonia la morfologia originaria: una piccola altura caratterizzata da percorsi e angoli suggestivi dove sorgevano le residenze di villeggiatura dei catanesi. Una struttura che rappresenta una delle poche ville superstiti, scampate alle demolizioni della speculazione edilizia che cambiò il volto di alcune aree della città. Secondo alcuni documenti, in particolare la relazione storico-artistica dell’Assessorato ai beni culturali della Regione Siciliana, viene specificato che all’inizio del XX secolo l’area sulla quale sorgeva la villa era ancora aperta campagna.

 

Lo stile Liberty si diffuse a cavallo fra Ottocento e Novecento e trae le proprie origini dall’ideologia estetica dell’Arts & Crafts (“Arti e Mestieri”), movimento anglosassone il cui scopo era la rivalutazione dell’artigianato e l’educazione artistica degli operai in reazione alla crescente industrializzazione. I canoni estetici portati avanti dalla scuola anglosassone si diffondono dapprima in Francia, con il nome di Art Nouveau, poi in Spagna, Austria e successivamente in Italia.

L’Europa, e in particolare Parigi, viveva il sogno della “Belle Époque”. Divertirsi, frequentare teatri e varietà, spendere denaro in locali e in vestiti alla moda sembrava essere la priorità del momento. Il contesto catanese risentì dell’illusione dominante a livello europeo e italiano di vivere in un periodo di prosperità e pace ed è questo lo sfondo in cui nasce e si sviluppa il “Liberty”, che coinvolge tutte le arti, non solo pittura e architettura, ma soprattutto l’artigianato, dai mobili e i complementi d’arredo, ai tessuti e i gioielli.

 

Nei primi anni del Novecento Catania era divenuta la capitale dei commerci siciliani grazie a una borghesia vivace e intraprendente e a un entroterra intensamente coltivato. Favorita da un sito parzialmente pianeggiante e privo delle barriere montuose, la città avviò un vasto programma di espansione e innovazione urbanistica e recepì subito il vento di innovazione estetica ispirato dalla raffinatezza dell’Art Nouveau e dalle linee flessuose del Liberty. Come era stato per Palermo, fu un’esposizione (la II Esposizione Agricola Siciliana nella primavera del 1907, con il padiglione di Luciano Franco e il Chiosco Inserra di Tommaso Malerba) a fornire l’occasione per mostrare ai catanesi delle realizzazioni che, sia pur effimere, esplicitavano per la prima volta i modelli estetici dell’Art Nouveau. Le classi più agiate si insediarono lungo i viali e le strade principali con ville, villini e palazzetti, mentre alle loro spalle sorsero in modo spontaneo le più modeste case, terranee o a due elevazioni.

 

Nel 2017 la villa – simbolo del Liberty catanese – riapre le porte al pubblico di quella che è stata, sin dai primi anni del Novecento, una residenza privata. Un’attività commerciale ha deciso di investire in uno dei palazzi più belli della città etnea. Grazie a ciò, dunque, cittadini e turisti possono visitare l’opera Liberty tra le più belle della città.

 

Nel 2018 il Parco Villa del Grado e gli ambienti terranei, sapientemente ristrutturati, si aprono agli eventi.

 

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